sabato 30 novembre 2013

Ti stringo la mano mentre dormi di Elena Buia Rutt - Recensione di Caterina Camporesi



La profondità va nascosta.
Dove? Alla superficie.
Hugo von Hofmannsthal

Con la breve raccolta Ti stringo la mano mentre dormi (2012) Elena Buia Rutt riesce a sorprendere per la capacità di dare sostanza poetica a una realtà che, giorno dopo giorno, avviluppa e plasma il cammino di tutti di noi nell’intricato mestiere del vivere. La famiglia, piccolo universo, chiamata a progettare e a modulare il ritmo della crescita fisica, psichica e simbolica tanto del gruppo nel suo insieme, quanto di quella dei singoli, si deve confrontare con la responsabilità di garantire un clima il più possibile fluido, sano e armonico.
Le coordinate di spazio e tempo edificano le pareti del contenitore che accoglie, accompagna e sostiene l’avventura della crescita, che non può che affidarsi alla presenza e alla dinamica di tre speciali vincoli, tesi a coinvolgere i soggetti in relazioni d’amore, di animosità e di volontà di apprendimento.


Lo stile, che armonizza i testi della raccolta, genera in chi si affida al suo flusso la sensazione di farne parte e di beneficiare egli stesso della presenza del divino.
Versi tersi, che nella loro semplicità scolpiscono immagini che lasciano intravedere la fatica, la bellezza, la spiritualità e la verità che circolano nel suo mondo familiare. Il desiderio di incarnare significati nei tanti elementi naturali e nell’avvicendarsi degli eventi sostiene il tentativo sempre in atto d’intrecciare l’umano con il divino.
I testi ricreano il ritmo del fluire vitale, caotico e incessante che ogni giorno si crea. Sembra di vederlo il mondo familiare sempre in movimento alla ricerca di scambio, confronto e scontro in una atmosfera frenetica intervallata da viaggi e illuminata da lampi che squarciano il grigio e l’affanno sempre in agguato.


Nulla va perso nel cuore della poeta: il palloncino, che simbolizza la nonna, grazie allo spago che lo tiene legato al suo polso, può liberamente ondeggiare sino a sollevarsi verso le vette del cielo. L’oscillare del filo richiama il gioco del rocchetto, messo in atto dal nipotino di Freud che, per padroneggiare l’assenza della madre, pronuncia prima la parola fort (lontano) per farla sparire e poi la parola da (qui) per farla ricomparire. Così le parole fort e da costruiscono il primo momento per gestire attivamente e magicamente un’esperienza che senza l’immaginazione e la simbolizzazione si sarebbe dovuta subire passivamente.
La magia della poesia, avendo il dono di ribattezzare il mondo , ha il potere di mantenere il legame con le cose nonostante l’assenza, come pure qualche volta ha il potere di donare agli eventi una vitalità superiore a quella della realtà.


La raccolta obbliga ad una lettura attenta per non lasciarsi fuorviare dalla normalità della tematica, dalla limpidezza dei versi, dalla presenza di termini semplici e comuni, dalla folta presenza di elementi abituali e naturali. Soffermandosi, infatti, a lungo sui testi poetici, si ha la percezione che il loro significato non si esaurisca nell’interpretazione immediata ma che ognuno di essi custodisca contenuti stratificati.
Valga, come esempio, il tartufo, una sostanza rara e preziosa, ma invisibile, per trovarla richiede fiuto, impegno, tenacia e soprattutto umiltà e fede.


Se la vita familiare è un cammino tortuoso in una selva di chiusure, silenzi, recriminazioni e confusione, ecco il miracolo dei boccioli di primavera che inaugurano rinascite, ecco il mango, che allieta la mensa , ecco il tronchetto della felicità e i fiori col gambo corto, e soprattutto ecco Dio che si apre sempre e comunque il suo spazio d’aria. L’amore e la vita rinascono di continuo e il funerale per il pesce rosso unisce madre e figli nel gravido ventre / della morte.
Quando la sera cala nella casa arancione allora essa diventa il nido per i suoi dimoranti, per i sentimenti, i pensieri sparsi e dispersi lungo il giorno. Il sonno è finalmente il luogo dove ci si può abbandonare, sospendere la lotta e la fatica per regredire ed entrare nel sogno che tutto amalgama e rilancia.

Elena Buia Rutt, Ti stringo la mano mentre dormi, prefazione di Antonio Spataro S.I. e postfazione di Claudio Damiani, fuorilinea, 2012, pp. 67, euro 13.

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